Le fratture di femore e spalla negli anziani

Le fratture di femore e spalla negli anziani. Intervista al Prof. Francesco Franceschi ortopedico a Roma del 9 dicembre 2025 su Tg2 Medicina33. IN questa intervista il Prof. Franceschi ci parla delle fratture di femore e spalla negli anziani: di come prevenirle e come trattarle celermente. Guardate L’intervista qui se l’avete persa!

Allora, professore, una caduta, una fragilità ossea, magari dovuta all’osteoporosi, in una persona magari anziana.  Entro quanto tempo bisogna essere operati per stare tranquilli, se necessario? 

Sicuramente, entro le 48 ore sarebbe molto meglio riuscire a operare una persona, perché intervengono poi tante complicanze che possono portare a pericoli di vita, come per esempio la tromboembolia, l’embolia polmonare, tante condizioni che purtroppo diminuiscono la qualità della vita dei pazienti. Per cui il nostro obiettivo è operarle quanto prima per accelerare la circolazione e rimetterle in piedi quanto prima per lo stesso motivo. 

Ecco, ma perché l’embolia può essere pericolosa? Perché può essere pericolosa lo possiamo capire, ma perché proprio l’embolia in un frattempo?

Perché chiaramente la circolazione si rallenta, quindi si formano dei trombi, i famosi trombi che sono dei coaguli che bloccano appunto il percorso del sangue, specialmente a livello polmonare e questo porta appunto spesso purtroppo ad una morte anche del paziente. 

Quali sono le fratture più frequenti, professore?

Le fratture più frequenti sono senza dubbio quelle che riguardano il collo del femore, quindi le fratture dell’anca. Al secondo posto io direi anche quelle della spalla che sono sempre più frequenti. Questo perché? Perché un paziente anziano che cammina in casa magari inciampa, in un tappeto messo male o in un tavolino magari basso che non vede, cade ma la prima cosa che fa si para con le mani per evitare la caduta e quindi c’è il rischio di battere prima la spalla e poi il femore.

Abbiamo due tipi di problematiche.

Sicuramente il paziente che ha una frattura di femore non riesce più ad alzarsi da terra perché sente subito dolore, perché ha l’arto che non riesce più a comandare.

E il paziente che subisce invece una frattura alla spalla non riesce più a alzare il braccio.

Sono dei segni tipici che possono appunto essere evidenziati in questi pazienti.

Talvolta però capita che il dolore della frattura sia sopportabile e non ci si accorge di averla effettivamente. Anche qui, che pericoli si corrono? 

Beh, sicuramente i pericoli maggiori sono quelli di una scomposizione della frattura, perché se all’inizio non si ha dolore è perché probabilmente la frattura è minima e magari camminandoci sopra o muovendo il braccio questi frammenti si scompongono. Per cui è sempre bene quando uno batte, specialmente dopo una certa età, in considerazione del fatto che esiste l’osteoporosi, effettuare una radiografia quanto prima. 

Sa cosa c’è, professore, che molti anziani, ma anche semplicemente adulti,  non hanno proprio tutta questa voglia di andare al pronto soccorso, temporeggiano e dicono, va bene, aspettiamo, magari è soltanto una botta che ho preso, come si dice.  Invece non bisogna fare questo? 

Assolutamente no, perché all’inizio il trattamento magari è più semplice, invece aspettando si potrebbero complicare anche i sintomi e gli effetti. 

Adesso i tempi post operatori si sono accorciati moltissimo, si cerca subito di mettere in piedi il paziente?

Assolutamente sì, non perché siamo bravi ma perché abbiamo bisogno di mettere in piedi quanto prima i nostri pazienti, proprio per evitare le complicanze di cui parlavamo, per accelerare di nuovo la circolazione del sangue e recuperare il movimento, perché in fondo dobbiamo pensare che questi erano pazienti che prima stavano bene,  non è che sono pazienti che avevano l’artrosi e che noi li abbiamo operati perché stavano male, per cui subiscono appunto un cambiamento del loro stile di vita immediato.

E dobbiamo approfittare proprio del fatto che la loro muscolatura era ancora buona al momento del trauma per cercare di metterli a più presto in piedi.

E quindi c’è una buona riabilitazione, magari i tempi della riabilitazione sono un pochino più lunghi in questo senso?

Sono più lunghi, però sono da cominciare quanto prima, per ridurre i tempi di riabilitazione, perché più il paziente sta fermo, più perde il tono muscolare e più si allungano i tempi di recupero.

Grazie, professore.