Fratture della spalla da fragilità ossea. Intervista al Prof. Francesco Franceschi ortopedico spalla Roma durante la puntata del 25 ottobre 2026 della trasmissione Checkup in onda la domenica mattina su RaiUno. Se avete perso l’intervista, potete rivederla qui.
Con il passare degli anni le ossa possono perdere densità minerale e diventare più fragili. In queste condizioni anche una semplice caduta, un piccolo urto possono provocare una frattura interessando ossa molto importanti come per esempio l’omero. È un problema che riguarda soprattutto le persone anziane e che prende il nome di frattura da fragilità. Ne parliamo oggi insieme al professor Francesco Franceschi, professore associato di Ortopedia Università degli Studi Link Roma. Bentornato professore. Allora spieghiamo che cosa si intende esattamente per frattura da fragilità e quali sono le ossa che maggiormente vengono coinvolte in questo problema. Vediamo pure con la nostra grafica.
Il termine è molto semplice. L’osso è più fragile soprattutto andando avanti con l’età perché perde il suo contenuto di calcio. Il calcio come avete bene in testa è un minerale molto duro che aiuta appunto la durezza delle ossa ed evita le fratture. Avete visto il polso, l’anca, questa è la colonna. Oggi parleremo appunto dell’omero che è l’osso più importante della spalla.
Ecco fra le ossa più esposte alle fratture c’è appunto l’omero che collega proprio la spalla al gomito. Vediamo quali sono i tipi di frattura che possono interessarlo.
Certamente! Vedete il paziente cade per terra, cerca di parare il colpo con il braccio e quindi interessa la spalla. Questo è l’omero, la parte articolare, vedete la cartilagine, si può rompere in tante parti, in questo caso in tre parti e vedete qui questo frammento invece, è molto importante perché è un frammento che è collegato a quel tendine che è la cuffia dei rotatori che ci permette di alzare il braccio quando vogliamo prendere qualcosa verso l’alto. È abbastanza complicata questa frattura. Molto complicata.
Ci sono poi le fratture un pochettino più semplici, fortunatamente. Vedete qui, questa qui è una frattura netta senza tanti frammenti al di sotto della parte articolare, che molto spesso si può trattare anche non operando, oppure anche più giù, verso la metà del braccio.
Ecco, l’osteoporosi sappiamo che è il principale fattore di rischio appunto per le nostre ossa, ma ci sono altre condizioni che possono favorire le fratture? Che cos’è in realtà che rende le nostre ossa così fragili?
Sicuramente terapie prolungate con cortisone indeboliscono le nostre ossa però anche le condizioni neurologiche del paziente vanno valutate perché spesso i pazienti che non sono stabili neurologicamente possono inciampare magari più facilmente in un tappeto, possono avere un’andatura più instabile e quindi cadere più frequentemente.
Ma ci sono segnali che possono indicarci che un osso sta diventando particolarmente fragile oppure ce ne accorgiamo soltanto dopo che ci siamo fratturati e come possiamo controllare?
La cosa più importante è la prevenzione. Le donne dopo i 40 anni devono assolutamente valutare con degli esami specifici, che sono la Moc, famosissima, o la Dexa, è una Mock un po’ più moderna, la concentrazione del calcio o dell’osso e quindi valutare la fragilità. E in base a quella, chiaramente, correre ai ripari con delle terapie specifiche.
Dopo una frattura dell’omero, quali sono le opzioni di cura possibili e quando è necessario un intervento chirurgico?
Dopo una frattura si può operare o non operare. L’intervento non viene eseguito quando le fratture non sono complesse, quando i frammenti sono vicini fra di loro e quindi abbiamo una grande speranza che la frattura si riparerà sola. Magari con un tutore che si porta per 30 giorni poi segue la fisioterapia. Quando le fratture sono molto complesse e i frammenti sono distaccati fra di loro, dobbiamo ricorrere alla chirurgia.
Ecco a proposito di chirurgia, quando bisogna intervenire, ci sono due possibilità che è ricomporre l’osso oppure impiantare una protesi. Vediamo con la nostra grafica le due opzioni.
Ecco vedete la frattura di prima che bisogna ricomporla prima di effettuare questa specie di saldatura con la placca che è una specie di striscia metallica con tanti fori attraverso i quali vengono inserite le viti. Questa invece è la famosa protesi inversa che è un intervento ormai innovativo ma molto conosciuto nelle nostre sale operatorie che consiste nel sostituire la parte articolare, come vedete qui con questi strumenti, magari che sembrano molto invasivi, ma in realtà ci permettono di eseguire delle incisioni veramente molto esigue, si crea uno svaso a livello della testa dell’omero, l’osso che si era fratturato e dall’altra parte al livello della scapola, questa è la famosa glena, viene inserita una semisfera che ci permetterà poi, vedete, di articolare il braccio con la cavità che abbiamo già inserito a livello dell’omero e permette di utilizzare il braccio utilizzandolo anche alzandolo e quindi andando a raccogliere gli oggetti.
Dopo quanto tempo si torna una vita normale da questo intervento?
Dopo un mese e mezzo sicuramente si riescono a fare molti gesti della vita quotidiana, però chiaramente la riabilitazione e il termine della cura durerà almeno tre mesi.
In che modo vengono pianificati questi interventi? Quali contributi apportano degli strumenti come la TAC piuttosto che l’intelligenza artificiale?
La novità è proprio questa, che ormai non mettiamo più le protesi soltanto in base alla nostra esperienza, ma la valutiamo con una pianificazione preoperatoria attraverso l’intelligenza artificiale che ci suggerisce durante l’intervento dove impiantare la nostra protesi in modo da avere il massimo del risultato possibile per i nostri pazienti.
Perfetto, grazie Professor Franceschi per essere stato qui con noi a Ceckup.