Gli osteofiti – Intervista al Prof. Francesco Franceschi ortopedico a Roma durante la trasmissione Check Up su RaiUno del 22/02/2026. Se avete perso l’intervista, potete rivederla qui.
Anche il processo degenerativo dell’artrosi ossea può generare problematiche rilevanti. Fra queste gli osteofiti, una condizione dolorosa e spesso sottovalutata. Ne parliamo insieme al Professor Francesco Franceschi, primario di ortopedia dell’ospedale San Pietro Fatebenefratelli, di Roma. Bentornato, professore. Buongiorno. Allora, spieghiamo subito che cosa sono gli osteofiti e come avviene la loro formazione.
Sono delle stranissime escrescenze ossee che sono molto simili a degli artigli, a degli uncini e sono molto vicine all’estremità delle articolazioni. Si formano soprattutto perché è una reazione del nostro organismo che cerca di bloccare il movimento, perché con l’artrosi il movimento dà dolore all’articolazione e, oltre al dolore, le cellule ossee a un certo punto cominciano a produrre, per esempio, a livello della spalla, del gomito, del ginocchio, anche molto spesso a livello della colonna, questa piccola serie di artigli che blocca il movimento.
Per capire ancora meglio, professore, facciamo entrare Gianluigi e cerchiamo di mostrare attraverso lui quali possono essere le zone interessate appunto dagli osteofiti e di conseguenza dal dolore.
Ecco, per esempio, vediamo questa spalla. Se questa spalla avesse degli osteofiti non si muoverebbe più di così. Andiamo indietro. Si muove? Ecco purtroppo c’è qualche problemino oppure al contrario. La cervicale pure è molto spesso sede di osteofiti. Se noi giriamo il collo ma non riusciamo a ruotare abbastanza, spesso questa specie di uncini bloccano il movimento del collo e così anche per il ginocchio. Il paziente spesso non riesce a piegare più di tanto il ginocchio o della colonna lombare non ci si riesce a piegare più di tanto.
Questo vale anche per il calcagno, professore, quando si ha quel dolore proprio all’interno?
Assolutamente sì. Quello è un osteofita diverso che praticamente è dell’osso che ricopre il tendine della fascia plantare per cui il paziente ogni volta che poggia il piede per terra sente dolore a livello del calcagno.
Abbiamo detto che uno dei sintomi è sicuramente il dolore. Ce ne sono altri? E coinvolgono solo le articolazioni o anche i muscoli e i nervi?
Sicuramente quelli a livello delle articolazioni sono molto importanti perché sono associati ad artrosi e quindi le articolazioni spesso, quando hanno degli osteofiti, producono anche del liquido quindi si gonfiano, danno tanto dolore, il paziente perde il movimento, la mattina i pazienti sono più rigidi e quindi devono magari mettersi in moto per riuscire a muoversi un pochettino di più.
Professore, quali sono gli esami per l’accertamento diagnostico di queste protrusioni osse?
In questa epoca in cui siamo esasperati dalla diagnostica molto accurata, a volte basta anche una semplice radiografia per farci capire, ecco come vedete qui per esempio il profilo della spalla, alla fine ha un tipico osteofita che si chiama osteofita a goccia e basta semplicemente una radiografia per riuscire ad evidenziare gli ostofiti.
Chiaramente, se vogliamo vedere poi la loro estensione intera, dobbiamo effettuare una TAC, questo è un ginocchio per esempio, vedete ai bordi del ginocchio dei margini con questa piccola serie di artigli, dobbiamo effettuare una TAC che ci fa vedere tridimensionalmente gli osteofiti o una risonanza magnetica.
Il percorso di cura viene sempre personalizzato proprio sul paziente?
Assolutamente sì, perché all’inizio certamente i pazienti devono essere trattati semplicemente con degli anti-infiammatori semplici, oppure con della fisioterapia. Poi arriva chiaramente la fase delle infiltrazioni, conosciamo tutti quanti le infiltrazioni di acido ialuronico, le varie terapie biologiche, che sono tanto nominate recentemente, con fattori di crescita o con le cellule staminali.
Alla fine, purtroppo, quando il trattamento conservativo è insufficiente, dobbiamo ricorrere alla chirurgia.
Quando deve intervenire chirurgicamente? Le nuove tecniche operatorie permettono al paziente una ripresa più veloce?
Purtroppo, quando il paziente non riesce più ad essere gestito dal punto di vista incruento, quindi con farmaci, infiltrazioni o fisioterapia, dobbiamo ricorrere alla chirurgia. In questi casi possiamo sicuramente ricorrere alla nuova chirurgia protesica che, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale o di tante altre tecniche computerizzate, robotiche – ormai ne sentiamo di tutti quanti i tipi – ci permettono di applicare delle protesi nel modo più accurato possibile, in modo proprio da ripristinare il movimento che sia più naturale possibile per il nostro paziente.
Ed anche più veloce la ripresa.
Assolutamente! È la cosa più importante